Chiude il sipario “Il cecchino e la Bambina”
Gen 12th, 2010 | By admin | Category: Cultura, Good News, New![]() |
Autore:Marco Antonio Giorgio. Email:Ottavianesi@gmail.com |
Chiude i battenti e lo fa nel migliore dei modi: con una partecipazione considerevole, sentita, nutrita e vitale di giovani. Nient affatto dovuta o di routine. L’eccitazione, la voglia di capire, di confrontarsi si avverte; è nell’aria. L’organizzazione è ammirevole. I ragazzi bravissimi. In realtà stiamo partecipando alla parte finale di un lavoro di studio e coinvolgimento dei ragazzi del liceo A.Diaz e delle medie A. D’Aosta. Un lavoro che vede gli assessori Torrà e Caiazzo, rispettivamente dirigente e insegnate del liceo, in prima linea. Un lavoro che ha spaziato in tutti i campi della cultura: musica, poesia, pittura, narrativa, critica.
Il compito di rompere il ghiaccio è affidato ad una brava e bella ragazza che interpreta in modo esemplare un brano di De Gregori. La platea di giovani è entusiasta. Gli onori di casa toccano al sindaco Iervolino, all’assessore Caiazzo e al Preside Torrà . Tutti tessono gli elogi al libro (Il cecchino e la bambina) e dunque al suo autore, il giornalista, inviato di guerra, Franco Di Mare, ma è il Preside a renderlo vivo. E’ un libro che si legge tutto d’un fiato. Un libro dove il cecchino uccide la bambina, cioè il futuro ma anche un libro pieno di speranza quando racconta delle ragazze di Sarajevo che, nonostante tutto, si truccano ed escono a passeggiare. Un libro che merita maggiore gloria.
Tocca poi ai ragazzi: Felice Moccia, Francesca Ambrosio e Alessia Carbone che, leggendo queste pagine, hanno declamato tre belle e toccanti poesie da loro composte. E poi un bel quadro raffigurante un kalashnikov e un fiore, sempre realizzato da uno studente. E le poesie e il quadro che vanno in regalo all’autore del libro che sale sul proscenio insieme a una dozzina di ragazzi e ragazze che, con le loro domande, faranno da asse portante al dibattito.
Franco Di Mare parte proprio da Ottaviano dove è stato nel 1982 per raccontare, da cronista di camorra, della testa mozzata di Aldo Semerari. Qui, dice il giornalista la storia ha avuto un percorso lineare. - A quasi trentanni di distanza Ottaviano è una città diversa, migliorata. Questa serata lo dimostra. Invece a Kabul, a Teheran, a Sarajevo la storia ha avuto un percorso disordinato. Negli anni 70 a Kabul le donne non portavano il burqa e giovano a tennis e così in Iran.-
Racconta di aver scritto il libro per liberarsi di un peso, per dire quello che in 90 secondi di un servizio TV non riuscirà mai dire. Per spiegare che Abdul a cinque anni fa tappeti per sfamare la sua famiglia e che il burqa è uno strumento di tortura e non cultura. Per liberarsi dei suoi fantasmi. Il fantasma della bimba uccisa dal cecchino, il fantasma del neonato lanciato in aria e tagliato a pezzi prima che tocchi terra, il fantasma del soldato di “Napoli Milionaria” che vuole raccontare la sua guerra e che nessuno vuole ascoltare. il fantasma del villagio con 300 bambini e solo 20 adulti.
Conclude, tra gli applausi, invitando i giovani a non arrendersi mai a quello che viene loro raccontato e a sforzarsi di capire cosa nascondono le parole.
p.s Ringraziamenti per la bella serata vanno all’assessore Nello Di Palma, al consigliere Francesco Ciniglio, a Mimmo Caputo e Carmine Ciniglio. E un menzione speciale va alla studentessa del liceo A.Diaz, della quale non conosciamo il nome, che ha fatto da presentatrice in modo impeccabile mostrando una perfetta padronanza della scena e del linguaggio.
